La Rivista del Sindaco


Polizia informatica sulle tracce dei beni mafiosi

La Rivista del Sindaco 12/02/2019 ICT e Innovazione

La Direzione centrale anticrimine (Dac) ha rivelato, durante il convegno "Investigare 2.0-Passato, presente e futuro nella lotta alla criminalità", che parte del servizio operativo centrale della Polizia di Stato (Sco) sta sperimentando da qualche tempo nuovi metodi d'indagine. La polizia giudiziaria procede verso un cambiamento teso a migliorare e avvicinare il più possibile i risultati delle inchieste patrimoniali con quelli delle inchieste tradizionali. Si tratta di un cambio necessario, perché il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatore, afferma che "diventa sempre più difficile aggredire i beni mafiosi man mano che ci sia allontana nel tempo e nello spazio". Da cui la necessità di ottenere sempre più velocemente le informazioni relative a patrimoni e beni illeciti.

Un'esigenza che ha portato alla sperimentazione del Sistema di supporto alle indagini patrimoniali (o Ssip), da parte dello Sco. Il sistema serve ad incrociare e rendere disponibili le informazioni di ben venti banche dati, quando inizia l'interrogazione della società o soggetto sotto inchiesta. Le informazioni sono prese tempestivamente dall'Inps, al catasto, fino a Telemaco delle Camere di commercio, Aci, Punto Fisco dell'Agenzia delle Entrate e altre banche dati (nazionali e internazionali) che operano in campo finanziario. Anche lo Sca sta approntando un simile programma, coordinando le attività in capo ai questori per quanto riguarda i sequestri e le confische preventive, in rafforzo ai meccanismi del decreto sicurezza.

Un'importante differenza, rispetto al passato, viene sottolineata dal direttore della IV divisione Sco, Giuseppe Anzalone, che spiega come "anziché partire dalla circolazione delle ricchezze illecite, si procede dalla concentrazione di tali ricchezze nelle mani di soggetti dediti al crimine". Grazie al Ssip si potranno ottenere in tempo utile le informazioni acquisite da atti di indagine, open source intelligence, banche dati e social media intelligence, allo scopo di ottenere " un report completo e analitico della situazione patrimoniale complessiva delle persone fisiche e giuridiche e il calcolo automatico della sperequazione" tra beni dichiarati e patrimoni riconducibili. Il progetto prevede anche di portare il sistema informatico anche ad essere utilizzato da tutte le sezioni anticrimine delle questure e alle squadre mobili, facendo diventare quella che è una sperimentazione una prassi comune nel futuro. Confiscare i beni alle mafie è da sempre una delle armi più forti in mano allo stato e si vuole arrivare a sfruttare appieno questa potenzialità.

 


Articolo di La Posta del Sindaco


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