Necessari ancora 200 miliardi di euro per la sicurezza nell’edilizia scolastica

La Rivista del Sindaco 16/12/2019 Lavori Pubblici

L’edilizia scolastica è una macchina complessa, spesso farraginosa, quasi sempre molto costosa, ma è in atto per il raggiungimento di due obiettivi che non possono più essere rinviati, ovvero mettere in sicurezza e rendere più sostenibili i 40.000 edifici scolastici italiani. Come si è detto però muovere questa macchina è un’operazione costosa e probabilmente quella che attende il governo è un investimento senza precedenti, stimato in circa 200 miliardi di euro di investimenti pubblici (tre volte le risorse destinate all’intero settore dell’istruzione).

Il Rapporto sull’edilizia scolastica, presentato pochi giorni fa a Torino dalla Fondazione Giovanni Agnelli, riporta queste cifre, in ben 250 pagine di analisi e tabelle atte ad individuare la via da seguire, incrociando architettura, pedagogia e didattica. A Torino si è già attuato un piano pilota, che dovrebbe essere riprodotto su scala nazionale nel medio lungo periodo.

Stando all’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Miur, ci sono circa 40.000 scuole, la cui età media è alta; si parla di oltre 40 anni per due edifici su tre. L’età di alcune e la costruzione di altre, con materiali scadenti e/o senza curarsi di criteri antisismici, dipingo l’affresco di una situazione di fragilità e potenziale pericolo, per molti istituti scolastici. Le carenze nelle strutture portanti e negli impianti sono quasi all’ordine del giorno, come numerosi i casi in cui le barriere architettoniche non risultano debitamente abbattute. A questo si aggiunge la scarsa sostenibilità ambientale ed efficienza energetica (quando non proprio mancanti) dei numerosi edifici antecedenti agli anni ‘70, privi di materiali isolanti e fonti di riscaldamento inefficienti e inquinanti. Aggiungiamoci una gestione degli spazi ormai desueta e non in linea con la moderna didattica, fatta di lavagne a muro, cattedre rialzate e banchi disposti in fila davanti al posto del docente, tutti pensati per la sola tipologia di lezione frontale. Per finire il quadro desolante si deve anche tener conto della scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria, causata in parte anche dalla frammentazione di responsabilità voluta dallo Stato, tra esso stesso, Regioni, enti locali e le scuole, per garantire l’efficacia del funzionamento della struttura.

Nell’ottica del futuro calo demografico (il Rapporto parla di oltre 1 milione di studenti in meno entro il 2030), è evidente che la necessità è di concentrarsi sulle strutture scolastiche esistente, per renderle moderne, sostenibili e più decorose, non certo di progettare nuove costruzioni.

Il governo sta parlando di investimenti per le infrastrutture pubbliche, è quindi speranza che nel maxi piano che si andrà attuare venga dato un certo rilievo all’edilizia scolastica, bisognosa mai come prima di oggi. L’investimento stimato dalla Fondazione Agnelli è basato su quanto effettuato da essa in collaborazione con la Compagnia di San Paolo per rinnovare le scuole medie Giovanni Pascoli ed Enrico Fermi di Torino. Si sono spesi circa 1.350 euro al metro quadro (senza Iva), che per i 150 milioni di metri quadri dei 40.000 edifici scolastici italiani riporta alla cifra di 200 miliardi di euro, di cui si parlava in apertura. Una cifra equivalente a tre anni dell’attuale spesa (sempre più compressa) destinata all’istruzione. Per questo è speranza (e necessità) intervenire il prima possibile, anche perché i benefici potrebbe essere enormi: il rinnovamento e la sostenibilità delle scuole italiani dovrebbe portare ad un risparmio enorme in termini di consumo d’acqua ed elettricità (pari al 50% di quello attuale).


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali

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