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MODULISTICA UNIFICATA PER ATTIVITÀ COMMERCIALI ED EDILIZIA

05/05/2017 Territorio e governo locale

Ma il quotidiano “Italia Oggi” avanza dubbi sulla reale portata di alcune delle novità introdotte

Per le attività produttive una semplificazione a metà (di Marilisa Bombi su “Italia Oggi” del 5 maggio 2017)
Raggiunto lo scorso 4 maggio in conferenza unificata l’accordo tra Governo, Regioni ed Enti locali sull’adozione di moduli unificati e standardizzati a livello nazionale per la presentazione di segnalazioni, comunicazioni e istanze relative alle attività commerciali e all’edilizia. «E’ un importante passo in avanti sulla via della semplificazione e della sburocratizzazione», così viene definito l’accordo in un comunicato stampa dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. E soddisfazione è stata anche espressa dalla Cna - la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa - per quella che è stata definita una “piccola rivoluzione”: il raggiungimento dell’obiettivo della modulistica standard e il poter finalmente porre fine alla “babele dei documenti e delle informazioni richiesta alle piccole imprese e ai cittadini”.  Ma il quotidiano “Italia Oggi” - nel dare notizia del raggiunto accordo - avanza alcune perplessità sui contenuti dello stesso, definendo quelle che sono state presentate come novità rilevanti come, in realtà, “piuttosto modeste”. Ad esempio, sul fatto che non potranno più essere richiesti certificati, atti e documenti già in possesso della pubblica amministrazione, viene scritto come tale prassi non sarebbe più in uso già dal 1990, ovvero da quando la legge 241/1990 ha vietato di farlo. In quanto alla dichiarata possibilità di effettuare delle verifiche a campione sulle autodichiarazioni, questo non sarebbe del tutto corretto - scrive “Italia Oggi” - in quanto tale facoltà sarebbe ammessa soltanto per i procedimenti in edilizia e non per quelli attinenti le attività produttive.  Su un’altra delle novità rilevanti previste dall’accordo, e riportata dal comunicato della Conferenza delle Regioni, e cioè sul fatto che “non potranno più essere richiesti dati e adempimenti che derivano da prassi amministrative, ma non sono espressamente previsti dalla legge” come, ad esempio, il certificato di agibilità dei locali per l’avvio di un’attività commerciale o produttiva. Perché in tal caso “sarà sufficiente una semplice dichiarazione di conformità ai regolamenti urbanistici, igienico sanitari, etc.”, l’articolo afferma che, tra i funzionari comunali, ci sarebbe già chi vede in questo aspetto un preoccupante ritorno al passato che non sarà privo di conseguenze negative. Comunque, a parte le diverse valutazioni in merito ai contenuti, il vero traguardo da raggiungere sarà quello di far recepire a tutti i Comuni italiani i contenuti del nuovo accordo.
Articolo di Loris Pecchia
Laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali con specialistica in Indirizzo dell’amministrazione e dell’organizzazione pubblica. Svolge le attività di revisione FAQ e di segreteria presso la Halley Informatica dal 2013.


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