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Rendere lo smart working solido nella PA

La Rivista del Sindaco 14/07/2020 ForumPA

Fino al 31 dicembre resterà aperta la corsia veloce per lo smart working nelle PA, in modo da costituire un vero e proprio ponte per rendere questa moderna tipologia di lavoro ancora più strutturata già dal prossimo anno. Gli uffici pubblici saranno intanto tenuti ad introdurre orari flessibili e soluzioni digitali per fornire il dialogo necessario con l’utenza. L’iter semplificato andrà applicato allo smart working ad almeno il 50% del personale impegnato in attività che non necessitano di presenza fisica, quindi evitando gli obblighi informativi per le regole ordinarie e senza la necessità degli accordi individuali. Rimane inoltre in vigore fino al 15 settembre, la norma introdotta con il decreto 18 per far fronte all’emergenza sanitaria, che limita al solo personale impiegato in attività indifferibili la presenza in ufficio.

È stato l’emendamento al decreto 34 approvato in commissione Bilancio alla Camera a prorogare lo smart working per la PA. Il testo ha l’obiettivo di unire il rilancio del lavoro agile nella pubblica amministrazione con le “esigenze dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali”, esigenze a cui gli uffici pubblici si dovranno adeguare, come già richiesto in una precedente circolare in materia. Una unione di non facile conseguimento, poiché è noto come molte amministrazioni abbiano difficoltà sul piano tecnologico e amministrativo, eppure il Governo è solido nella strada che si è prefissato di seguire, e che è stato spinto forzatamente dalla crisi sanitaria che ha costretto al cambiamento l’organizzazione della PA.

Nell’emendamento ci si occupa anche di indicare le regole a regime, che si impernia sul Pola, ovvero il “Piano per l’organizzazione del lavoro agile”, che entro il 31 dicembre di ogni anno l’amministrazione si dovrà occupare di scrivere, dopo aver sentito i sindacati. Grazie al Pola le attività da svolgere tramite lavoro agile verranno individuate, ed per almeno il 60% dei lavoratori di questi settori deve essere previsto lo smart working, senza che questo comporti penalità di carriera o professionali. Anche la formazione del personale, ed i requisiti tecnologi ritenuti necessari, sarà definita dal Pola che si occuperà inoltre di trovare “gli strumenti di rilevazione e verifica periodica dei risultati conseguiti, anche in termini di qualità dei servizi erogati”.


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali

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