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Dal 12 luglio il nuovo regolamento per la green economy dell’Unione

La Rivista del Sindaco 13/07/2020 Approfondimenti

Il 18 giugno 2020 l’Unione Europa ha stabilito un nuovo regolamento (Ue 2020/852) che modifica il 2019/2088 ed è destinato a favorire gli investimenti ecosostenibili. Si vuole in questo modo fornire un orientamento verso imprese green, imporre un’economia climaticamente neutra, definire le attività verdi, anche allo scopo di raggiungere gli obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Un vero e proprio “sguardo moderno” alla materia, che parte dalla qualificazione delle attività sostenibili (e non dai risultati), per aiutare ad evitare le frammentazioni spesso portate dalle prassi nazionali o dal mercato.

Agli investitori verrà così fornito un vero e proprio linguaggio comune, con una classificazione valida per lo spazio Ue, necessaria a garantire un’individuazione univoca delle attività della green economy per investitori ed imprese. Nella speranza che tale regolamento possa diventare un modello anche per gli Stati extra unione, agevolando le imprese che rispettano la tassonomia in esso riportata.

Si inizia così a costruire un sentiero per giungere ad un sistema centralizzato di classificazione, in grado di dare slancio al green deal europeo del 2019, portando i flussi di capitali ad essere investiti secondo le linee fornite dall’Agenda Onu 2030. L’individuazione degli obiettivi da raggiungere è stato il primo punto fissato, tra cui si trovano: adattamento, prevenzione e riduzione dell'inquinamento, mitigazione dei cambiamenti climatici, transazione verso un’economia circolare, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine. Per rientrare nei criteri voluti dal nuovo regolamento, un’attività dovrà contribuire ad almeno uno degli obiettivi senza danneggiare gli altri; in tal modo sarà considerata sostenibile.

Ha richiesto più tempo (e portato maggiori difficoltà) la costituzione del secondo punto: la scelta dei parametri per individuare attività e imprese sostenibili. Al fine di raggiungere gli obiettivi, è chiaro che l’impegno degli Stati (a volte pure limitato) non può essere sufficiente senza un coinvolgimento da parte dei privati.

La Commissione europea lavora fin dal 2016 per creare un gruppo di classificazione tecnicamente solito per l’Unione, dando allora mandato ad un gruppo di esperti perché se ne occupasse. Nel 2018, la Commissione ha adottato il Piano d’azione per il finanziamento della crescita sostenibile, giungendo al sì sul testo proposto dal Parlamento e dal Consiglio Ue. Un percorso che ha condotto al raggiungimento delle nuove norme che costituiscono il nuovo regolamento, le cui misure sono destinate agli Stati che fissano gli obblighi per i partecipanti ai mercati finanziari, ai partecipanti ai mercati finanziari stessi e che che forniscono prodotti finanziari e alle imprese soggette all'obbligo di pubblicare una dichiarazione di carattere non finanziario o analoga secondo la direttiva 2013/34/Ue. Tanto lavoro e tanta speranza per la creazione di un mondo più sostenibile si trovano dietro il nuovo regolamento che, salvo per alcune disposizioni presenti nell’articolo 27, è entrato in vigore dal 12 luglio 2020.

Il 18 giugno 2020 l’Unione Europa ha stabilito un nuovo regolamento (Ue 2020/852) che modifica il 2019/2088 ed è destinato a favorire gli investimenti ecosostenibili. Si vuole in questo modo fornire un orientamento verso imprese green, imporre un’economia climaticamente neutra, definire le attività verdi, anche allo scopo di raggiungere gli obiettivi fissati con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Un vero e proprio “sguardo moderno” alla materia, che parte dalla qualificazione delle attività sostenibili (e non dai risultati), per aiutare ad evitare le frammentazioni spesso portate dalle prassi nazionali o dal mercato.

Agli investitori verrà così fornito un vero e proprio linguaggio comune, con una classificazione valida per lo spazio Ue, necessaria a garantire un’individuazione univoca delle attività della green economy per investitori ed imprese. Nella speranza che tale regolamento possa diventare un modello anche per gli Stati extra unione, agevolando le imprese che rispettano la tassonomia in esso riportata.

Si inizia così a costruire un sentiero per giungere ad un sistema centralizzato di classificazione, in grado di dare slancio al green deal europeo del 2019, portando i flussi di capitali ad essere investiti secondo le linee fornite dall’Agenda Onu 2030. L’individuazione degli obiettivi da raggiungere è stato il primo punto fissato, tra cui si trovano: adattamento, prevenzione e riduzione dell'inquinamento, mitigazione dei cambiamenti climatici, transazione verso un’economia circolare, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine. Per rientrare nei criteri voluti dal nuovo regolamento, un’attività dovrà contribuire ad almeno uno degli obiettivi senza danneggiare gli altri; in tal modo sarà considerata sostenibile.

Ha richiesto più tempo (e portato maggiori difficoltà) la costituzione del secondo punto: la scelta dei parametri per individuare attività e imprese sostenibili. Al fine di raggiungere gli obiettivi, è chiaro che l’impegno degli Stati (a volte pure limitato) non può essere sufficiente senza un coinvolgimento da parte dei privati.

La Commissione europea lavora fin dal 2016 per creare un gruppo di classificazione tecnicamente solito per l’Unione, dando allora mandato ad un gruppo di esperti perché se ne occupasse. Nel 2018, la Commissione ha adottato il Piano d’azione per il finanziamento della crescita sostenibile, giungendo al sì sul testo proposto dal Parlamento e dal Consiglio Ue. Un percorso che ha condotto al raggiungimento delle nuove norme che costituiscono il nuovo regolamento, le cui misure sono destinate agli Stati che fissano gli obblighi per i partecipanti ai mercati finanziari, ai partecipanti ai mercati finanziari stessi e che che forniscono prodotti finanziari e alle imprese soggette all'obbligo di pubblicare una dichiarazione di carattere non finanziario o analoga secondo la direttiva 2013/34/Ue. Tanto lavoro e tanta speranza per la creazione di un mondo più sostenibile si trovano dietro il nuovo regolamento che, salvo per alcune disposizioni presenti nell’articolo 27, è entrato in vigore dal 12 luglio 2020.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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