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“Cura Italia” chi dentro e chi fuori

La Rivista del Sindaco 24/03/2020 Approfondimenti

Varato il 17 marzo, il decreto “Cura Italia”, varato per aiutare la popolazione a sostenere almeno in parte l’impatto negativo all’economia portato dall’epidemia di coronavirus. Il governo ha così stanziato per i lavoratori 10 miliardi (dei 25 complessivi per far fronte al duro colpo economico) per allargare la cassa integrazione a tutti i lavoratori dipendenti, fornire congedi o denaro ai genitori che lavorano, e fornire un’indennità di 600 euro al mese per i lavoratori auto. Una manovra economica straordinaria, composta da 126 articoli, che vuole ad arginare la recessione causata dall’emergenza sanitaria, modellando anche il welfare e l’intervento pubblico del nuovo mondo, iniziato con la dichiarazione dell’Italia come zona rossa (il 9 marzo).

La cassa integrazione ha subito un allargamento senza precedenti, per fare da paracadute ai dipendenti delle aziende che hanno dovuto cessare attività e produzione a causa di quanto sta avvenendo. In questo modo il nostro principale ammortizzatore sociale arriva ad estendersi per la prima volta anche verso le piccole imprese (finora grande limite mai superato). Con il decreto la cassa integrazione ordinaria non avrà più vincolo di anzianità e si estenderà a tutti i lavoratori in servizio, dall’inizio confermato dell’emergenza (il 23 febbraio 2020), e tenta anche di velocizzare le procedure per averne accesso. Non essendo la cassa ordinaria in grado di coprire tutti i settori e tutti i dipendenti (né le forme giuridiche d’impresa), si è creato un secondo fondamento del decreto: la cassa integrazione in deroga; stabilita nel 2008 vedrà le sua estensione ampliata. In accordo con i sindacati, saranno le regioni ad occuparsene. Il decreto menziona esplicitamente l’esclusione dei lavoratori domestici da questa possibilità.

Per le aziende che rimangono aperte, sono stati stanziati 50 milioni di euro, per l’acquisto di strumenti di protezione e dispositivi sanitari, atti alla salvaguardia dei lavoratori. Un aiuto anche per i genitori (sia dipendenti che autonomi) che si ritrovano con i figli al di sotto dei 12 anni, che sono a casa a causa delle chiusure degli istituti scolastici: potranno decidere di andare in congedo retribuito per 15 giorni (al 50% dello stipendio), oppure di richiedere un voucher di 600 euro (massimi) per assumere una baby sitter.

Tanto discussa invece l’indennità di 600 euro, previste per il mese di marzo, per i lavoratori non dipendenti. L’indennità copre i professionisti in partita Iva (iscritti alla gestione separata dell’Inps) e i contratti co.co.co., e si estende anche ad altre categorie quali i lavoratori dello spettacolo iscritti al relativo Fondo pensioni e gli stagionali del turismo e dell’agricoltura. Dei professionisti in partita Iva con cassa autonoma si occupa l’articolo che stabilisce il “fondo per il reddito di ultima istanza”, e si prevede che l’indennità possa in seguito estendersi anche a loro. Esclusi dalla cassa integrazione, i lavoratori domestici dovrebbero essere coperti da questo fondo… ma a questo punto viene da chiedersi come sia possibile che i 300 milioni stanziati siano sufficienti per tutti? La risposta è ovvia e tristemente semplice: non è possibile. Il fondo prevedibilmente si esaurirà in fretta.

L’effetto a esaurimento si applicherà anche a fondi più sostanziosi, con esplicito riferimento del decreto a “domande soddisfatte entro i limiti di spesa fissati”. In pratica “chi tardi arriva male alloggia”, con un ovvio rischio di effetto ingorgo nel momento in cui saranno aperte le possibilità di richiesta. Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico ha dichiarato che “se le domande superano il tetto, sarà il governo a valutare”.

Altro grave limite del Cura Italia è quello di non considerare affatto le moderne modalità di lavoro, in specifico quella precaria, che non sono incluse negli aiuti. Cosa succederà quindi a tutta la vasta schiera di lavoratori assunti a tempo determinato, il cui contratto è scaduto poco prima dell’emergenza o che non può essere rinnovato, a causa difficoltà delle imprese? Infatti, se la ministra del lavoro Nuzia Catalfo ha affermato che “il decreto dà sostegno a 14 milioni di lavoratori”, e che si tratta di uno sforzo senza precedenti”, è lecito chiedersi cosa sarà dei restanti 9 milioni di lavoratori (23 milioni è infatti la cifra complessiva degli occupati), che sono attualmente privi di aiuti.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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