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Coronavirus: necessità di una moratoria per gli enti in riequilibrio

La Rivista del Sindaco 17/03/2020 Finanza Locale

Sono già numerosi i provvedimenti governativi che si sono resi necessari a causa dell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, alcuni in forma legislativa altri in forma amministrativa (Dpcm). Di questi, alcuni riguardavano ovviamente le scadenze fiscali in senso lato, come ad esempio quello che decretato la sospensione dei tributi nei comuni (undici) già definiti zona rossa (articolo 2, Dl 9/2020).

Il governo sta lavorando per tentare di alleviare anche sul piano economico i danni creati dall’emergenza, ma si sente ancora la mancanza, tra i vari adempimenti tributari posti a carico dei contribuenti, di misure emergenziali mirate a sospendere i tributi locali e le tariffe, che sono di fatto la maggior fonte di introito annuale di Comini, Province e Città metropolitane. Una misura che ci si aspetta, ovviamente, coinvolga a questo punto tutta l’Italia. Senza una simile misura, che si spera sarà adottata al più presto, gli enti territoriali si troveranno con le finanze ancora più in crisi, poiché già in tali difficoltà da dover ricorrere alle procedure di riequilibrio finanziario pluriennale (come da articolo 243 bis-quater del Tuel). Si tratta di un particolare stato che impone obblighi procedurali e di merito ai ricorrenti al predissesto. Tra gli obblighi si trova anche il rispetto assoluto del conseguimento del piano di riequilibrio pluriennale condiviso dalle competenti Sezioni regionali di controllo regionali, che hanno tanto il compito di approvazione iniziale quanto di verificarne la corretta esecuzione, per fare fronte anche agli obiettivi intermedi fissati nella pianificazione finanziaria.

Per il buon esito e il buon andamento del predissesto, il rispetto delle regole che lo disciplinano è fondamentale. Infatti, in caso di un costatato mancato raggiungimento del riequilibrio o degli obiettivi intermedi che sono stati previsti nel piano, si applica l’articolo 6, comma 2, Dlgs 149/2011, che dichiara l’ente interessato in dissesto, e prevede relative gravi sanzioni in difetto reiterato, fino a giungere perfino allo scioglimento del consiglio comunale.

A causa della situazione derivante dall’epidemia da coronavirus gli enti registrano un’ovvia contingente indisponibilità finanziaria di ampi ceti produttivi della popolazione, ecco perché serve una “dilazione” degli obblighi promessi. Le misure contenitive stabilite hanno messo in impossibilità di esercizio lavorativo la quasi totalità delle tipologie di lavoro autonomo, impedendo a molti cittadini di versare i tributi e le tariffe dovuti ai comuni, portando ad un forte mancato introito per le casse stesse degli enti medesimi.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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