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Dati Istat sulle spese dei Comuni per i servizi sociali

La Rivista del Sindaco 05/03/2020 Patrimonio Informativo Pubblico - Open Data

Al quarto anno consecutivo l’aumento della spesa dei Comuni per i servizi sociali, e raggiunge infine i livelli pre-crisi del 2011-2013, mantenendo però un forte divario tra Nord e Sud.

Stando ai dati provvisori raccolti dall’Istat, nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali a raggiunto all’incirca la cifra di 7 miliardi e 234 milioni di euro (al netto del contributo del Servizio sanitario nazionale e degli utenti), che corrispondono allo 0,41% del PIL nazionale.

La spesa sociale dei Comuni per il 2017, trova i principali beneficiari nelle famiglie, nei minori, negli anziani e nelle persone affette da disabilità, a cui è stato dedicato l’82% delle risorse impegnate. Il resto della spesa sociale è stato destinato all’area povertà e disagio adulti (il 7,4%), alle attività generali e a una multiutenza, come sportelli tematici, segretariato sociale e simili (il 5,5%), ai servizi per Immigrati, Rom, Sinti e Caminanti (il 4,8%) e solo una minima parte agli interventi per dipendenze da droga e alcol (lo 0,3%). All’interno di questa spesa troviamo anche quella riguardante le strutture residenziali comunali e le rette pagate dai Comuni per l’ospitalità offerta a bambini, adolescenti e donne con figli in Comunità educative e centri accoglienza, che raggiunge circa il 22%.

Il sopracitato divario si evince dai dati che riportano oltre metà della spesa concentrata al Nord , con il restante delle risorse suddiviso poi tra Centro e Mezzogiorno. I Comuni del Sud, nonostante la percentuale di popolazione risiedente (il 23%), erogano soltanto l’11% della spesa per i servizi sociali. La spesa media a beneficio di un italiano si attesta quindi a 119 euro a livello nazionale, ma con una sostanziale differenza territoriale: al Sud le spese sociali hanno valori medi di 58 euro, contro i 115 calcolati per le altre ripartizioni, che raggiungono invece il picco massimo di 172 euro nel Nord-est. Tutte le aree di utenza riportano le stesse disparità: ad esempio per una persona disabile residente al Nord-est vengono spesi 5.222 euro all’anno per servizi ed interventi, mentre al Sud la cifra è di appena 1.704 euro.

Gli enti territoriali hanno diverse fonti di finanziamento per la spesa sociale, principalmente costituite dalle proprie risorse comunali (il 63,1%), a cui seguono in ordine contributivo i fondi regionali (o provinciali per le province autonome) vincolati per le politiche sociali (il 17,7%), il fondo indistinto per le politiche sociali (8,3%), i fondi vincolati statali o dell'Unione europea (6,9%), gli altri enti pubblici (2,7%) e i privati (1,3%).


Articolo di Loris Pecchia
Laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali con specialistica in Indirizzo dell’amministrazione e dell’organizzazione pubblica. Svolge le attività di revisione FAQ e di segreteria presso la Halley Informatica dal 2013.


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