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La rete 5G potrebbe aiutare a risolvere il digital device

La Rivista del Sindaco 23/12/2019 ICT e Innovazione

Si sa che in Italia i piccoli centri, soprattutto, ma anche le periferie e le piccole aziende soffrano di un netto digital divide, causato dall’assenza di connessioni internet adeguate. Si spera per questo che l’avvento del 5G possa colmare questo divario, anche se bisogna ammettere che se nemmeno nei prossimi anni buona parte degli italiani saranno coperti da una rete efficiente, allora l’effetto sarà contrario e il digital divide crescerà ulteriormente. Siamo davanti ad una situazione con diversi potenziali futuri scenari, che dipenderanno quasi interamente dalla capacità della classe politica di spingere sullo sviluppo dell’innovazione.

Partiamo dal principio e dai dati tecnici oggettivi in nostro possesso. Dal 2020 il 5G potrà sfruttare le frequenze a 700 MHz, prese dalle stazioni tv e utili alla copertura di zone territoriali (anche ampie) esterne ai centri urbani. Entro il 2022, gli operatori licenziatari delle frequenze a 700 MHz saranno tenuti a coprire con il 5G, 120 piccoli comuni, grazie alle norme che si occupano proprio dell’anti-digital divide. La caratteristica del 5G è quella di portare il potenziale della connessione a diversi gigabit al secondo (ora sono già 2 Gbps), uno standard quindi in grado di fornire ultra banda larga di ottima qualità anche alle numerose zone attualmente difficili da raggiungere tramite la fibra ottica, in particolare se situate lontane dai centri urbani e in zone montane. Analoga situazione di scarsa connessione soffrono molti distretti industriali, dove si trovano numerose piccole e medie imprese del made in Italy, privi di fibra completa. Per ottimizzare gli investimenti sul 5G, diversi operatori stanno cercando accordi su reti e torri. Queste sono tute le buone notizie che abbiamo sul fronte del contrasto al digital divide.

Infatti, i sopracitati 120 comuni sono già entrati in polemica al fine di rallentare o bloccare le sperimentazioni degli operatori. Il sindaco Franca Biglio di Marsaglia, e presidente dell’Associazione Piccoli Comuni d’Italia, ha sottolineato di “non aver mai chiesto né di essere inseriti nella sperimentazione 5G, né dato alcuna disponibilità in tal senso”, richiedendo poi di ascoltare anche il parere della cittadinanza e di poter valutare i pro e i contro di una simile sperimentazione. A monte di questo ostruzionismo c’è il dubbio sulla pericolosità per la salute del 5G, motivo per cui già diverse cittadine del Nord hanno emanato ordinanze al fine di vietare la costruzione e la sperimentazione delle antenne. Eppure, un recente rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità Radiazioni e Radiofrequenze e Tumori ha confermato che le evidenze scientifiche riguardo tali ipotizzati danni alla salute sono “tutt'altro che conclusive”, con le ultime valutazioni atte a concordare “nel ritenere che le evidenze relative alla possibile associazione tra esposizione a radiofrequenze e rischio di tumori si siano indebolite”.

In un classico paradosso italiano, abbiamo zone in cui il 5G potrebbe essere più utile che sono le stesse che vi si oppongono con più vigore. A questo si deve aggiungere un mercato della telefonia in contrazione, proprio quando viene richiesto agli operatori di investire nel 5G, e Altroconsumo ammette quindi che “il 5G aiuterà contro il digital divide, ma non è possibile sapere quanto e con che tempi. Allo stato attuale, tutto è sperimentale nelle città minori, e pesa l’azione dei comuni contro il 5G”. Inutile dire che il rischio è stimato in una scarsa copertura del 5G, che escluderebbe circa il 22% della popolazione dal suo utilizzo, stando alle stime esposte da Marco Bussone, presidente dell’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani. Intanto, gli operatori richiedono come potenziale soluzione l’innalzamento dei limiti delle emissioni elettromagnetiche ad un livello simile se non pari a quelle vigente nel resto dell’Europa. Una strada che al momento non sembra particolarmente seguita, mentre si parla anche di utilizzare risorse europee ad hoc, cosa di cui si sta occupando anche Assite


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali


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