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In arrivo i fondi di sviluppo regionale da ministeri e autonomie

La Rivista del Sindaco 06/12/2019 Lavori Pubblici

Il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr, regolamento 130/2013) è quello che finanzia restaurazioni di luoghi pubblici o fornisce aiuti economici alle aziende, magari per l’acquisto di macchinari o simili. Si tratta di finanziamenti tesi a promuovere uno sviluppo territoriale più sostenibile ed a ridurre la disparità tra le regioni, di cui si occupa il Fesr, insieme ad altri due fondi adibiti agli stessi scopi. Si parla di aumentare la competitività, favorire la crescita e creare nuovi posti di lavoro. Gli investimenti del Fesr si rivolgono a tutti gli 11 obiettivi tematici inclusi nel regolamento comune, con particolare attenzione ai primi 4:

- rafforzamento di ricerca, sviluppo tecnologico e innovazione;

- miglioramento nell'accesso alle tecnologie dell'informazione e comunicazione;

- aumento della competitività delle Pmi;

- sostegno alla transizione verso un' economia a basse emissioni di carbonio.

Si parla quindi del fondo strutturale più probabilmente versatile tra quelli disciplinati dall’UE, perché privo di grandi limitazioni sulla gestione della spesa e in grado di comprendere numerosi temi, finendo per finanziare interventi concreti, meglio di altri fondi. Operando spesso con le specificità territoriali, con investimenti nello sviluppo urbano sostenibile, supporta le aree periferiche e finanzia progetti cooperativi in unione ad altri Paesi europei.

I servizi forniti dal Fesr (fondo a gestione indiretta come gli altri di tipo strutturale) si collocano nell’acquisto di servizi o macchinari, utilizzo di voucher formativi o digitali, fino ad arrivare a progetti di matrice più complessa, come i recuperi edilizi e l'efficientismo energetico, le aggregazioni di impresa, gli interventi di riposizionamento strategico delle attività libero professionali ed il rafforzamento della competitività con l’estero.

Il contributo del finanziamento oscilla tra il 30 e il 70% del costo totale del progetto, per il quale il supporto economico potrà essere ricercato anche in altri fondi nazionali e regionali. Il resto del costo deve sempre essere garantito dal cofinanziamento del beneficiario.

I bandi non sono diretti soltanto agli enti pubblici, ma anche ai privati, come libero professionisti, piccole e medie imprese (singole o associate), start up e persone fisiche con il progetto di avviare un’attività imprenditoriale. Per alcune categorie di bandi non ci sarà la possibilità di costituire partenariati ma si potrà partecipare solo come singoli soggetti. Per facilitare i potenziali beneficiari e informare gli interessati, usciranno appositi cronoprogrammi, ed informazioni utili si potranno trovare nei siti gestiti dalle regioni competenti (Por), mentre per i finanziamenti gestiti dallo Stato Italiano (Pon) si potranno visitare i portali istituzionali dei ministeri e il portale Invitalia. Nei bandi saranno disponibili tutte le informazioni necessarie a sapere se si è idonei e qual è la modulistica di riferimento. Un’utile panoramica sui programmi può essere visionata anche al sito opencoesione.gov.it.

 


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.

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