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Centri di Elaborazione Dati, pronto un censimento che regolamenti il caos dei data center pubblici

La Rivista del Sindaco 02/09/2019 ICT e Innovazione

Ci sono circa 23mila Pubbliche Amministrazioni e tra gli 11 ed i 15mila data center nel nostro paese. Si tratta di una suddivisione che non solo crea problemi di sicurezza ed affidabilità, ma porta inesorabilmente a costi lievitati.

L’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), che si è occupata di censire ben 927 Ced pubblici, ha sostenuto che una loro riduzione porterebbe un notevole risparmio annuo nelle casse pubbliche per un totale di circa 840 milioni di euro annui.

Il problema però non è di natura recente, difatti sin dal 2012 si è a conoscenza di questa complicazione e fino ad ora si è pensato di risolverlo creando poli strategici a livello nazionale in cui migrare i Ced meno sicuri ed efficienti. Tale strategia, cammina assieme alla chance offerta dai servizi in cloud.

L’Agenzia ha ricevuto il compito di monitorare lo stato dell’informatizzazione della PA attraverso il Decreto Legge 179/2012, ecco perché al momento opera mantenendo entrambe le possibilità attive, specialmente per i servizi a non elevato tasso strategico.

Il rilevamento dei Centri di Elaborazione Dati sono stati censiti per la prima volta nel 2018 con la risposta di ben 778 Amministrazioni, contandone 927, la parte maggiormente interessante è però partita dallo scorso luglio, momento in cui è divenuta operativa la circolare 1/2019 dell’Agenzia per l’Italia Digitale, la quale chiama a raccolta le Amministrazioni, sia quelle già censite che le rimanenti. Difatti, ben 427 PA sono state invitate a farsi avanti, in quanto collegate a dipartimenti sensibili: ASL, Aziende Ospedaliere, Regioni e Comuni Capoluogo. Questi enti, dovranno rispondere entro il 13 settembre, in base a ciò l’AgID si occuperà di classificare le amministrazioni seguendo tre criteri cardine, la candidabilità ad essere nominate Polo Strategico Nazionale, l’efficenza della gestione del Ced ed infine quali PA dovrebbero rivolgersi ad un Polo Nazionale o alle infrastrutture cloud.

Seguendo questa classificazione, si potrebbe dare finalmente il via ad una vera e propria razionalizzazione dei Centri di Elaborazione Dati, come previsto nel Piano Triennale per l’informatica 2017-2019 e 2019-2021. Si da per scontato che una grande parte delle Amministrazioni rientreranno tra gli ultimi due criteri e che solo il 10% potrà ambire alla nomina a Polo Strategico Nazionale, riducendo di gran lunga i costi e connettendosi con le nuove tecnologie offerte, come i sistemi di archiviazione su “nuvola”, si direbbe un grande passo per la Pubblica Amministrazione, dobbiamo solo attendere che le Amministrazioni rispondano al sollecito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Non solo la PA è interessata a questa rivoluzione, difatti anche Confindustria seguirà il processo, grazie ad un roadshow chiamato “La razionalizzazione dei data center e il modello cloud”, sistema che spingerà gli investitori italiani e stranieri ad offrire sistemi adatti e qualificati a questa delicata e tutt’altro che facile transizione.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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