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Eliminati i compensi minimi per i commissari di gara

06/06/2019 Lavori Pubblici

Il Tar Lazio con sentenza 6925 del 31/05/2019 ha annullato il decreto con cui Ministero delle Infrastrutture e Mef avevano fissato il compenso minimo inderogabile per i commissari di gara negli appalti.

Difatti, il Tribunale Amministrativo del Lazio, ha accolto il ricorso dell’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti Locali (Asmel), la quale aveva raggiunto nel 2018 lo scopo di sospendere il provvedimento in questione.

I giudici del Tar hanno riscontrato nel DM 12 febbraio 2018 un vizio noto a molti perfino prima dell’approvazione dello stesso, tale incongruenza, fa riferimento al fatto che i limiti imposti dal Codice degli Appalti erano stati superati. Infatti, l’art. 70 di detto codice stabiliva che il Ministero delle Infrastrutture regolasse tramite decreto la tariffa di iscrizione all’albo dei commissari di gara e il compenso massimo per gli stessi.

Nell’articolo non si fa riferimento alcuno ad un compenso minimo, la somma di 3mila euro, stabilita dal Ministero è stata difatti giudicata irragionevole dalle toghe del Tar, in quanto tale importo per molti piccoli Comuni sarebbe insostenibile, raggiungendo l’esborso di circa 11mila euro a commissione di gara. Importi così elevati, non solo sarebbero stati dannosi per le casse degli Enti, ma anche per le molte gare ancora aperte, le quali avrebbero rischiato il blocco.

Basti pensare al regolamento di bandi con fondi Fesr (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), questi richiedono che le spese generali non superino il 12%, le ingenti spese per i commissari avrebbero obbligato i Comuni a fare bandi superiori ai 91.500 euro.

La Ragioneria Generale dello Stato si è difesa sostenendo che il compenso minimo sarebbe “un’eventualità non proibita dalla norma”. I giudici del Tar hanno ricordato che uno dei principi cardine del nostro ordinamento rispecchia la locuzione latina “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit” (Dove la legge ha voluto ha detto, dove non ha voluto ha taciuto), quindi non si può interpretare una legge introducendo possibilità non trattate dalla stessa.

Inoltre, il Tar ha aggiunto che essendo la norma rivolta al contenimento della spesa pubblica, si può spiegare l’esistenza di un compenso massimo, ma non di uno minimo. La stessa opposizione del MIT è infatti poco condivisibile, in quanto livellare tutti i commissari di gara al medesimo compenso, avrebbe aperto le commissioni al mero interesse dei privati. Analizzando l’Albo Nazionale dei Commissari, i cui iscritti sono circa 400mila, solo il 5% di essi è composta da dipendenti pubblici, tale scarto sfavorevole avrebbe portato un danno erariale tale da superare gli 1,5 miliardi di euro sotiene Pinto, il segretario generale dell’Asmel.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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