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Le PA non riescono ad avere contabilità economica

La Rivista del Sindaco 05/04/2019 Nuovo Ordinamento Contabile dei Comuni

Lo schema di decreto predisposto per mettere a punto la disciplina del nuovo bilancio "armonizzato" delle amministrazioni statali è stato argomento di discussione tra il Consiglio di stato ed il Ministero dell'Economia e delle Finanze, da cui è emerso come la contabilità economica sia ancora sconosciuta alle PA. Provvedimento che fa parte di un più grande schema riformistico: la riforma che si è prefissa l'obiettivo di uniformare il linguaggio contabile di tutti i livelli di governo, per rendere i vari bilanci di più facile confronto e renderli più trasparenti (ed impedire la prassi di nascondere allo Stato quanto non va come dovrebbe) è in lavoro da quasi un decennio, confermandosi operazione complessa e di non facile risoluzione.

Nonostante la comune fonte d'ispirazione per il provvedimento, ideato come parte della normativa comunitaria, per gli enti centrali si fa riferimento alla legge 196/2009 e al DLgs 91/2011, mentre per gli enti territoriali si deve seguire il DLgs 118/2011: due percorsi paralleli ma allo stesso tempo diversi. Bruxelles stessa spinge per introdurre schemi e regole con ispirazione al principio di competenza economica per mezzo "dell'affiancamento al sistema di contabilità finanziaria di un sistema e di schemi di contabilità economico patrimoniale". Fatto che ha portato il Consiglio di Stato a domandare come l'affiancamento sarà attuato concretamente e di riferire i primi risultati del sistema di registrazione in contabilità economica. La preliminare precisazione del Ministero affermava come "viene esclusa la derivazione della contabilità economico-patrimoniale da quella finanziaria". Ma ha anche portato all'attenzione come i primi risultati (ottenuti dai rendiconti 2016 degli enti interessati) del sistema di registrazione in contabilità economica utilizzato per gli enti territoriali siano carenti, presentando difficoltà attuative da ricondurre "alla mancanza di specifiche professionalità nel già ridotto organico degli enti locali e nei ritardi nell' aggiornamento dei sistemi informativi al dettato normativo". Gli enti interessati  al sistema sono Province, Comuni con più di 5.000 abitanti, Città metropolitane e Regioni, ma le cose non paiono poter essere migliori allargando la platea degli enti obbligati ad applicare le nuove regole ai comuni più piccoli, che in questo periodo iniziano ad utilizzare la contabilità economico-patrimoniale.

Per fine Aprile è previsto il completamento dell'operazione di riclassificazione e rivalutazione dell'inventario e del patrimonio. La necessità da parte degli uffici di assimilare secondo regole i nuovi criteri di valutazione ed i ritardi e difficoltà a cui sono soggette le case di software per adeguarsi alle modifiche nelle norme hanno reso l'attività più complessa del previsto. Infatti, è stato chiesto più volte dalle associazioni di rappresentanza di esonerare i mini-municipi da tali adempimenti. Richiesta che ha dato come unico risultato l'esonero dal bilancio consolidato. è stato costituito perfino un gruppo di lavoro per elaborare gli indicatori diretti da verificare:
- coerenza dei dati di contabilità economico-patrimoniale con quelli di contabilità finanziaria
- attendibilità dei dati di contabilità economico-patrimoniale
- equilibri economico-patrimoniali degli enti territoriali
Grazie ai primi due indicatori si è potuto scoprire diversi casi di applicazione non corretta dei principi contabili, e la conseguente necessità di chiarire le modalità di applicazione di alcuni di essi; grazie ai risultati derivati si potranno attivare i vari possibili strumenti per una corretta applicazione della nuova contabilità economico-patrimoniale.


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali


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