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Chi non è operatore Tlc non può acquisire diritti sulle infrastrutture pubbliche

13/03/2019 Osservatorio della settimana

I diritti su beni infrastrutturali di proprietà pubblica, possono essere acquisiti solo da chi possiede la qualifica di operatore di telecomunicazioni. Questo è quanto dichiarato dal Tar del Friuli Venezia Giulia con la sentenza 49/2019. Il caso riguardava un operatore di telefonia, titolare dell'autorizzazione  generale per il servizio di istallazione e fornitura di una rete pubblica di comunicazione elettronica, che contestò una gara e i relativi atti della procedura finalizzati ad assegnare a un soggetto terzo del diritto di superficie concesso per la dislocazione degli impianti dal Comune. Il Tar ha rimandato la giurisdizione sulla controversia al giudice amministrativo.

 

Nella fattispecie, un Comune ha dato in locazione una porzione di terreno a Vodafone Italia Spa, fino al 2024. L'azienda ha poi costruito sul dato terreno un'infrastruttura di sostegno ed installato una stazione radio base. In seguito all'entrata in vigore del DLgs 33/2016, Vodafone ha recapitato al Comune una proposta di contratto preliminare, per la costituzione del diritto di superficie di durata trentennale per un corrispettivo di 40mila euro.

Il Comune ha poi indetto un bando di gara pubblico per concedere il diritto di superficie relativo all'area, a cui partecipò anche Vodafone, che però non venne scelta, preferendogli un altro operatore economico. In seguito a questi eventi, Vodafone ha impugnato gli atti procedurali.

 

Ai soli fini urbanistici, edilizi e igienico sanitari, le norme del DLgs 259/2003 (per un procedimento semplificato per realizzare infrastrutture di comunicazione elettroniche) prevalgono sulla normale disciplina edilizia del Dpr 380/2001. Sono gli articoli 86 e 87del DLgs 259/2003 ha stabilire le norme per il rilascio delle autorizzazioni per impianti di telefonia mobile e delle relative antenne. Non sviluppando volumetria o cubatura, quindi non producendo ingombro visivo paragonabile a quello delle normali costruzioni in muratura o cemento, gli impianti di telefonia mobile non possono essere assimilati alle normali costruzioni edilizie. L'articolo 88 poi serve a regolamentare e rilasciare le autorizzazioni necessarie per condurre scavi e lavori indicati nel progetto al fine dell'istallazione e fornitura di una rete pubblica di comunicazione elettronica, oltre a occuparsi della concessione del suolo e sottosuolo pubblico. Le condizioni con cui un Comune, direttamente o tramite una società controllata, potrà mettere a disposizione infrastrutture a condizione eque, dovranno essere trasparenti, eque e non discriminatorie.

Per questi motivi i Comune sono obbligati a concedere le zone destinate ad accogliere le infrastrutture utili alla fornitura dei servizi agli operatori di telecomunicazioni (se titolari dell'autorizzazione), in via esclusiva, senza poterle cedere a terzi. Non basta quindi indire una gara, per girare a terzi (privi della qualifica necessaria) la cessione dei diritti. La chiarificazione arriva anche dall'articolo 89, DLgs 259/2003, in materia di Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a cui viene imposto (anche mediante l'adozione di specifici regolamenti) di condividere gli impianti e le "proprietà pubbliche o private".

Applicando il regime di indisponibilità (art 88, comma 6, DLgs 259/2003) i giudici del Tar del Friuli, hanno fatto notare come l'altra società cointeressata non fosse operatrice di telecomunicazione, quindi mancante di titolare specifica autorizzazione, motivo per cui non acquisire i diritti relativi all'area.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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