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Ancora dubbi dei sindaci riguardo la nuova Imu unificata

La Rivista del Sindaco 13/12/2018 Nuovo Ordinamento Contabile dei Comuni

Sono stati soprattutto i sindaci a spingere per unificare Imu e Tasi, e ora questa sembra una possibilità concreta grazie alla legge di bilancio leghista... che però proprio sul suo punto più delicato, l'aliquota massima della nuova Imu, pare creare nuovi dubbi.  L'attuale tetto dell'aliquota è pari a 10,6 per mille del valore catastale (superato solo con un incremento dello 0,8 per mille dai comuni che anno applicato la maggiorazione Tasi), mentre il correttivo presentato nella manovra presenta un valore pari a 11,4. Si tratta di un aumento già molto criticato dai rappresentati dei proprietari immobiliari di Confedilizia.

Sono molto le complicazioni del settore edile tra lo scongelamento delle aliquote locali sul mattone e sui redditi, e con la possibilità (sempre più concreta) che non ci sarà replica per il fondo da 300 milioni l'anno che permetteva a circa1.800 Comuni di far quadrare i bilanci, con l'ombra del taglio da 560 milioni del 2014 (con scadenza a fine anno) che probabilmente non sarà cancellato. Molte sono quindi le domande che i sindaci dell'Anci (Associazione nazionale comuni italiani) stanno ponendo al governo e in particolare al ministro dell'Economia Tria.

Non promettendo nulla riguardo i dossier (dal valore complessivo di un miliardo) presentati dai sindaci, Tria ha lasciato una situazione chiaramente molto incerta. Il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, ha infatti dichiarato che "Non vediamo garanzie sulle risorse che si spettano" cosa che porterebbe a "gravi squilibri di bilancio", come denunciato dai sindaci. La situazione politica è molto delicata anche in rapporto allo sblocco della leva fiscale, da cui la cautela con cui le amministrazioni locali si pronunciano nei confronti dell'Imu unificata.

In nome della "razionalizzazione fiscale" la proposta dei comuni si è sviluppata per "superare un sistema inutilmente articolato in più aliquote sulle stesse basi imponibili", ponendo il limite della nuova aliquota all'11 per mille, per limitare anche il costo della transizione. Con la nuova aliquota all'11,4 per mille (sorpresa per i sindaci stessi), la tassa potenziale massima sulle prime case di lusso, su seconde case e negozi e per capannoni e centri commerciali, aumenterebbe del 7,5%. Forse non una cifra enorme, ma che porta questa imposta a essere più che raddoppiata dai tempi dell'Ici.

A tutto questo si aggiunge un importante effetto collaterale con la "scomparsa" della Tasi, che per gli immobili strumentali delle aziende è totalmente deducibile dal reddito d' impresa o lavoro autonomo (Ires o Irpef) e dall' Irap... agevolazione quindi destinata a sparire a sua volta. Per ammorbidire il colpo, si parla di deducibilità della nuova Imu pari al 40% (doppio dell'attuale valore). Nel testo sono anche mancanti punti importanti quali le regole per i soggetti falliti o la riserva comunale per le quote di evasione recuperate e l'indicazione per il funzionario della riscossione. Insomma, siamo ancora purtroppo molto lontani dall'avere un quadro completo (per non dire funzionale) riguardo le tasse sugli immobili e vari aspetti collaterali.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.


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