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Rinviato al 2019 il rilancio dell'edilizia

10/12/2018 Rassegna Stampa

Stando a quanto riportato dal Cresme (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia) bisognerà attendere per vedere un rilancio dell'edilizia riguardante gli investimenti per le opere pubbliche. Basandosi sui dati delle aggiudicazioni, potenzialità di spesa e bandi di gara, questo rilancio potrebbe avvenire nel triennio 2019-2021.

Durante la Relazione congiunturale sul "mercato delle costruzioni 2019" che si è tenuto a Milano, il Cresme ha fatto notare come il 2018 sia stato un anno di crescita delle opere pubbliche troppo modesta per essere significativa: si parla di un 1,5% composto da un -0,7% di sola Pubblica Amministrazione e un +2,8% delle più sviluppate società partecipate. Un valore specchio di una crescita sempre voluta e tentata, ma mai realizzata del tutto.

Ci sono comunque segnali che fanno sperare in una fase di mercato (tanto per il pubblico quanto peri il privato) che rischia però di morire prima di vedere la luce, se " il clima non degenera e non si cade nel baratro", ovvero se si prosegue nella via di distacco e frattura con l'UE senza curarsi di riportare lo spread a livelli più tollerabili. Solo in questo modo si potranno garantire le necessarie condizioni di stabilità e favorire gli investimenti, portando il settore edile a contribuire in modo significativo alla crescita.

Il Cresme stima un +2,5% a prezzi costanti nel 2019 e un +3,2% per le opere pubbliche, mentre un +2,3% per il 2020 con un +3,9% per le opere pubbliche. Una possibilità di crescita supportata dall'European Economic Forecast di Bruxelles che stima un +2,6% nel 2019 e un 4,4% nel 2020, confermando che l'UE sta seriamente valutando i programmi proposti dall'Italia e che in questo settore li trova validi.

Purtroppo qui parliamo di dati sulla carta, che per essere attuati dovranno superare diversi ostacoli, perché se è vero che ci sono bandi per opere pubbliche e permessi per i privati, non sempre questo si traduce in cantieri e strutture. Per quanto riguarda le nuove abitazioni, si è registrato un aumento del +3,5% degli investimenti (ancora drasticamente sotto gli investimenti pre-crisi) a dispetto di un +8,7% dei permessi rilasciati per la costruzione nel primo trimestre del 2018. Anche i permessi per le costruzioni in aree non residenziali sono cresciuti dell'oltre il 50%, così come i bandi per le opere pubbliche (che arriva quasi al 35%). Stiamo parlando però sempre di valori sulla carta, che non riescono a tradursi in una sostanziale crescita dei posti di lavoro, anche se sono indicatori della voglia di far rifiorire questo settore.

Negli ultimi dieci anni (tra il 2007 e il 2017) c'è infatti un grosso buco nero nel fatturato massimo perduto, che si traduce nella scomparsa di circa 110 imprese del settore (liquidazioni, cessazioni o concordati). Nuove opportunità potrebbero essere fornite dalla nuova edilizia, come sottolineato dalle tre parole chiave ripetute da Cresme (sostenibilità, digitalizzazione e automazione), ma ancora in Italia si fa fatica ad avere un approccio proficuo a questa modo di affrontare l'edilizia.

 


Articolo di Loris Pecchia
Laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali con specialistica in Indirizzo dell’amministrazione e dell’organizzazione pubblica. Svolge le attività di revisione FAQ e di segreteria presso la Halley Informatica dal 2013.


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