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Risanare i bilanci delle società partecipate con il crowdfunding civic

La Rivista del Sindaco 10/08/2018 Web in Comune

Ormai da anni è diventata una modalità sempre più solida e diffusa quella del crowdfunding: un nuovo modo di fare impresa, scommettendo su un idea in cui numerosi investitori possono partecipare anche con investimenti di pochi euro, in base al ritorno che si vuole avere dal progetto. Questo tipo di micro-finanziamento permette a un'impresa (o a volte a un singolo) ti sviluppare e portare a termine un'idea con la certezza di avere i necessari finanziamenti, ancora prima di iniziare il progetto materiale, mentre dal lato di chi lo finanzia c'è la possibilità di riporre fiducia in una proposta che trovano interessante e l'entusiasmo di partecipare a un progetto spesso esclusivo. Nella sua versione "civica", permette a potenziali imprenditori di avviare progetti per cui non avrebbero mezzi propri, con l'aiuto di investitori non istituzionali.

La novità del crowdfunding si concentra quindi nel fornire al creativo i mezzi per realizzare la sua idea e all'investitore di partecipare (come mai prima d'ora era accaduto), diventando imprenditore ed essendo in parte tutelato, perché ad esempio se il progetto non raggiunge la quota economica minima richiesta per l'avviamento anche il resto dei soldi viene restituito dalla piattaforma che lo ospita a chi li voleva investire. Se il crowdfunding vede coinvolte ogni tipologia di idea e progetto, un uso che se ne può fare è quello di sviluppare collettivamente un prodotto (in senso ampio) relativo al soddisfacimento di un bisogno sociale, che riguardi la tutela dell'arte e dei beni culturali, fino all'attuazione di progetti scientifici.

Il modello civic (dei vari attualmente esistenti) è quello che ci interessa, in quanto adibito a finanziare opere e progetti di pubblica utilità, per mezzo delle donazioni e investimenti dei cittadini stessi, che saranno quindi i destinatari e beneficiari ultimi di queste iniziative. Un modo quindi di affiancarsi agli investimenti della PA, che spesso non dispone delle risorse necessarie per portare a termine progetti utili se non necessari, e allo stesso tempo di rendere più personali il finanziamento di opere pubbliche. Una vera e propria estensione ideologica del tributo locale di scopo per la realizzazione di opere di proprietà collettiva, che venne introdotto con la legge 296/2006 e in seguito incrementato dal Dlgs 23/2011 attuativo del federalismo fiscale.

Una possibilità davvero interessante, vista la ratio della nuova regolamentazione delle società partecipate, sarebbe quella di estendere il crowdfunding civic a queste ultime, soprattutto per Comuni e Regioni che abbiano la volontà e facoltà di lanciare un'offerta pubblica di vendita di segmenti percentuali minoritari del capitale sociale. Si potrebbero in questo modo risanare le società partecipate, rinfoltendone le condizioni patrimoniali. Se si riuscisse ad attuare una simile occasione diversi sarebbero i benefici, in particolare la diffusa e consapevole ricostituzione dei capitali necessari per fare impresa pubblica nel migliore dei modi. A questo si aggiungerebbe anche la possibilità di formare un management e un controllo largamente rappresentativo. Tutti punti a favore di una forma di investimento più diretta e partecipata da parte del cittadino.


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali

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