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REDDITO MEDIO IN LEGGERO AUMENTO MA CRESCE LA DISUGUAGLIANZA

13/03/2018 Osservatorio della settimana

Indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie nell’anno 2016



Sono stati diffusi ieri i risultati della XXXVII^ edizione dell’indagine condotta dalla Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie con riferimento all’anno 2016. In base alle informazioni riportate dagli oltre 7.000 nuclei familiari che sono stati oggetto di apposite interviste, conclusesi lo scorso ottobre, il reddito medio delle famiglie italiane, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, risulta essere cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato nella precedente indagine sui bilanci familiari del 2014. Un primo (timido) segnale positivo che inverte un trend che è stato in costante discesa a partire dal 2006, l’ultimo anno ancora immune dagli effetti della crisi. Un reddito comunque tuttora inferiore dell’11 per cento circa rispetto a quello del 2006. La crescita è stata sospinta dal reddito da lavoro dipendente, in particolare dall’aumento delle retribuzioni medie annue pro capite e da quello del numero dei percettori di reddito all’interno delle famiglie. Sono diminuiti invece, seppure di poco, i redditi da lavoro autonomo, da proprietà e da pensioni. L’andamento favorevole del reddito si è accompagnato anche all’aumento delle percentuali di famiglie che hanno dichiarato di essere riuscite a risparmiare qualcosa, ed è diminuita anche la percentuale delle famiglie che, al momento dell’intervista rilasciata nel 2017, hanno dichiarato di arrivare con difficoltà a fine mese: ora sono il 31% contro il 35% di due anni prima.
 
Risulta aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, secondo l’indice di Gini (usualmente utilizzato per misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza), è attualmente tornata ai livelli (elevati) della fine degli anni ’90 del secolo scorso. Crescita che si accompagna all’aumento degli individui con reddito equivalente inferiore al 60 per cento del reddito medio, soglia convenzionalmente usata per individuare il rischio di povertà che, nel 2016, è pari a 830 euro mensili. L’incidenza di questa condizione, che interessa maggiormente le famiglie con capofamiglia giovane, con basso livello d’istruzione, residente nel Mezzogiorno o nato all’estero, è salita al 23%, un livello definito dalla Banca d’Italia “molto elevato”.
Tra il 2014 e il 2016 la ricchezza netta media è diminuita del 5 per cento, in linea con l’andamento negativo avviatosi a partire dal 2010. Come in passato, il calo è stato determinato soprattutto dalla riduzione del valore degli immobili. Secondo l’indagine la quota di ricchezza netta detenuta dal 30% delle famiglie più povere è pari all’1% del totale; i tre quarti di queste famiglie risultano essere anche a rischio povertà. Il 30% più ricco delle famiglie (di cui solo poco più di un decimo a rischio povertà) detiene invece il 75% del patrimonio netto complessivamente rilevato; oltre il 40% di questa quota è inoltre detenuta dal 5% più ricco.
 A fine 2016, quasi il 70% delle famiglie italiane possedeva l’abitazione di residenza – un valore rimasto pressoché invariato rispetto al 2006 – e circa un 25% anche altri immobili oltre a quello di residenza. Secondo una valutazione fatta dalle famiglie, il valore dell’abitazione di residenza è risultato in calo del 7% rispetto al 2014 e del 23% rispetto al 2006. Valori sostanzialmente in linea con l’indice dei prezzi delle abitazioni rilevato dall’Istat. Infine, la percentuale di famiglie indebitate ha continuato a diminuire – dal 23% del 2014 al 21% del 2016 – continuando una tendenza avviatasi nel 2010. La quota di famiglie finanziariamente vulnerabili, definite come quelle con reddito monetario inferiore a quello mediano e nel contempo con una spesa annua per restituzione del debito superiore al 30% del reddito monetario, è rimasta stabile intorno all’11% delle famiglie indebitate (e al 2% circa del complesso delle famiglie).
Articolo di Luigi Franco
Giornalista pubblicista dal 2004, si è occupato di marketing territoriale, autonomia scolastica, normativa sulla Privacy, e-government e tematiche di interesse delle amministrazioni locali.


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