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ANDAMENTO DEMOGRAFICO 2012-2017: I PICCOLISSIMI COMUNI A RISCHIO ESTINZIONE

12/03/2018 Territorio e governo locale

Uno sguardo alla mappa d’Italia per capire come cambiano i flussi demografici grazie a un’indagine realizzata da “Il Sole 24 Ore”



Interessante indagine fatta da “il Sole 24 Ore” che consente, dando uno sguardo alla mappa dell’Italia oppure all’elaborazione grafica di una determinata regione, di cogliere come è cambiata la demografia del nostro Paese negli ultimi 5 anni (2012-2017). Ecco allora che l’arancione scuro rappresenta le zone soggette a forte spopolamento, il blu scuro al contrario quelle che hanno maggiormente aumentato la propria popolazione, mentre le tonalità più pallide segnalano una situazione sostanzialmente stazionaria, in leggera diminuzione quando il colore vira al giallino e in leggero aumento quando al celestino. A prima vista emergono allora ampie zone di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio dove la popolazione è aumentata e, viceversa andando da nord a sud, zone di spopolamento estese in Friuli Venezia Giulia, in Liguria e in tutta la fascia che corre lungo l’appennino e arriva fino alla Basilicata. Anche nelle due isole maggiori, a parte qualche eccezione nella fascia costiera, sono tante le zone arancioni che segnalano uno spopolamento avvenuto negli ultimi 5 anni.
 
La popolazione totale dei residenti in Italia nel periodo compreso tra il 2012 e il 2017, anni in cui sono state scattate le due istantanee sovrapposte e messe a confronto dal Sole per analizzare i flussi demografici, è cresciuta di quasi 1,2 milioni ma in maniera non uniforme però, perché se negli anni precedenti è stata sempre in aumento, nel 2016 e nel 2017 è invece calata. Ma come si è distribuita all’interno delle diverse zone del Paese? Generalizzando, ma non troppo, l’analisi ci dice che il cambiamento maggiore emerso in questi cinque anni è stato quello dell’abbandono dei Comuni piccolissimi a favore di quelli maggiori. L’aumento della popolazione sembra quindi direttamente proporzionale alla popolosità pre-esistente di una determinata area: e quindi ecco che in tutte le grandi città – Roma (+ 9,9%), Milano (+ 9,0%), Torino (+ 2,0%), Napoli (+ 0,9%), Palermo (+ 2,6%), Bari (+ 2,8%) – si sono verificati degli aumenti con l’unica eccezione di Genova, dove invece la popolazione si è contratta di uno 0,2%. Sull’altro lato della scala, sono stati i Comuni al di sotto dei 1.000 abitanti quelli in cui si è registrata una decrescita maggiore con un calo medio di circa il 4,5%. Salendo di numero di abitanti si assiste ad un calo inferiore che però si assesta, mediamente, agli stessi livelli di popolosità del 2012 soltanto nei Comuni di almeno 4.000 abitanti. Un altro spunto interessante dell’indagine ci dice che la popolazione che si è spostata dai piccoli centri non sempre e non per forza è poi andata ad abitare nelle grandi città, ma bensì anche in centri di ampiezza maggiore (rispetto a quelli di provenienza) nei pressi di queste: ci sono infatti anche 113 Comuni con una dimensione demografica compresa tra 50 mila e 150 mila abitanti che hanno avuto incrementi medi intorno al 3%.
 
Ma oltre agli spostamenti interni, ai flussi demografici hanno poi contribuito – ci dice l’indagine – quattro fattori principali: natalità, mortalità, migrazioni da o per l’estero. La natalità degli italiani “nativi” è in costante calo, ormai da anni, mentre aumenta quella degli immigrati residenti. Poiché la presenza di immigrati è più consistente a nord piuttosto che a sud, nel medio termine l’Italia settentrionale dovrebbe continuare ad essere un’area avvantaggiata dal punto di vista della crescita demografica. Per quanto riguarda la mortalità, continua un trend ormai più che secolare che vede l’aumento della aspettativa di vita, attualmente arrivata a 82,8 anni (ma tra la regione dove la speranza è la più alta, il Trentino Alto Adige, e quella dove è più bassa, la Campania, ci passa una differenza media di 2,7 anni). Quanto a chi arriva in Italia e a chi la lascia, il saldo è decisamente a favore di questi ultimi. E’ dal 2007 che il numero di iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero rientrati in Italia non fa che calare, con l’unica eccezione del 2016. Mentre nell’ultimo decennio il flusso inverso non ha fatto che crescere, e nell’ultima rilevazione i nuovi iscritti sono stati 157 mila.
Articolo di Luigi Franco
Giornalista pubblicista dal 2004, si è occupato di marketing territoriale, autonomia scolastica, normativa sulla Privacy, e-government e tematiche di interesse delle amministrazioni locali.


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