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IN ITALIA SI BRUCIA UN MILIARDO AL MESE NEL GIOCO D’AZZARDO

09/03/2018 Territorio e governo locale

Da uno studio condotto dall’associazione Avviso Pubblico per la prima volta emerge una mappatura territoriale del fenomeno



La spesa per le due principali tipologie di gioco lecito – le slot machine (Awp) e le videolottery (Vlt) – in Italia, nel 2016 e nei primi sei mesi del 2017, è arrivata a 15 miliardi e 800 milioni di euro. La spesa è data dal totale delle somme giocate al netto delle vincite, e corrisponde peraltro all’incasso lordo fatto dallo Stato e dalle imprese del settore. Con il termine “raccolta” si intende invece il totale delle puntate/giocate fatte dagli italiani che, nel 2016, è stato pari a 96,1 miliardi di euro. Questa somma, che equivale a quella di diverse leggi finanziarie messe insieme, ricomprende al suo interno tutte le tipologie di gioco, quindi non soltanto quello delle macchinette mangiasoldi e delle video lotterie (che da sole però hanno pesato per oltre la metà del totale, con 49,4 miliardi), ma anche i giochi di carte, il lotto, le scommesse sportive, i bingo e le lotterie varie, i gratta e vinci, etc. Se si rapporta il totale della spesa, ovvero del denaro perso al gioco, al numero degli italiani residenti dai 18 anni in su si ottiene una spesa pro-capite annuale di 419,44 euro. Un numero che non può lasciare indifferenti, e che è risultato da uno studio condotto da “Avviso Pubblico” a partire dai dati della spesa sul gioco d’azzardo in Italia pubblicati dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli lo scorso 4 gennaio.
 
Avviso pubblico è un’associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli amministratori pubblici di Regioni ed Enti locali (attualmente conta più di 400 Enti associati) che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella pubblica amministrazione e sui territori da essi governati. La principale novità dello studio pubblicato lo scorso 2 marzo è rappresentata dal fatto che per la prima volta, grazie alle opportunità offerte dalla nuova disciplina in materia di diritto di accesso ai dati pubblici, è stato possibile procedere ad una più accurata mappatura del fenomeno del gioco d’azzardo mettendo in relazione i dati ai singoli Comuni (i dati della spesa complessiva e pro-capite per provincia e per Comune capoluogo sono disponibili al seguente link). Il confronto tra i dati reali della spesa nel 2016 e, in proiezione, del 2017 evidenzia un aumento leggermente al di sotto dell’1%. Un risultato che continua a destare preoccupazione perché significa che tutti gli sforzi messi in campo, soprattutto se non esclusivamente, dalle Regioni e dai Comuni negli ultimi anni per cercare di limitare il gioco d’azzardo, sono forse riusciti a porre un argine al dilagare del fenomeno ma non ad innescare una significativa inversione di tendenza. Per dare un’idea del livello di crescita apparentemente inarrestabile del gioco d’azzardo legale basti pensare che la raccolta in soli 8 anni è più che raddoppiata (passando dai 47,5 miliardi del 2008 agli oltre 96 del 2016).
 
La regione in cui si gioca di più è la Lombardia (19,5% della raccolta), seguita da Lazio (10,6%), Campania (9,8%), Emilia Romagna (8,3%) e Veneto (8,1%). Ma Avviso Pubblico ha fornito anche i dati della spesa nelle province e nei Comuni capoluogo. Si vede allora che la provincia in cui si gioca di più in Italia risulta essere quella di Prato, con una spesa pro-capite di oltre 749 euro all’anno. Seguono nella poco invidiabile classifica delle dieci province in cui si gioca di più: Rovigo, Sondrio, Olbia-Tempio, Brescia, Piacenza, Pavia, Verbano-Cusio-Ossola, Como e Lodi. Tra i dieci Comuni capoluogo in cui la spesa pro-capite è più elevata, al primo posto troviamo sempre Prato, con 836,53 euro all’anno per cittadino maggiorenne, e a seguire: Olbia, Bolzano, Piacenza, Sondrio, Rovigo, Frosinone, Alessandria, Belluno e Bergamo. Sembrerebbe di grande interesse però il dato riferito ai Comuni che, nella proiezione per il 2017, farebbero registrare un sensibile calo della spesa (pari o superiore ad una diminuzione del 15%). Infatti le riduzioni della spesa previste a Cremona (-23,2%), Verbania (-22%), Aosta (-17,15%), Biella (-15,30%) e Campobasso (-14,75%) – sostiene Avviso Pubblico – possono essere messe in relazione con la recente approvazione, in quelle città, di una disciplina più restrittiva sulla possibilità di giocare. Viceversa, in altri Comuni in cui la spesa è più elevata non risulta che siano stati adottati regolamenti o ordinanze restrittive nei confronti del gioco d’azzardo. Infine una notazione sul fatto che nelle città e nelle province del Centro-Nord la spesa per il gioco d’azzardo risulterebbe più elevata rispetto a quelle del Sud. Purtroppo, fa notare l’associazione, non si può parlare di una maggiore virtuosità del Mezzogiorno rispetto al Settentrione quanto, più realisticamente, di una presenza più estesa del gioco sommerso e illegale al Sud rispetto al Nord. Laddove infatti le mafie esercitano un capillare controllo del territorio, queste si sostituiscono allo Stato e all’Agenzia delle dogane e dei monopoli nella istallazione e nella gestione, ad esempio, delle slot machine, come diverse inchieste della magistratura hanno confermato.
Articolo di Alessandra Marcigliano
Si occupa di servizi e consulenza per gli Enti Locali, curando l'analisi e lo sviluppo di temi inerenti ad essi con particolare attenzione alla finanza locale.


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