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UNO SGUARDO AI SINDACI CHE VERRANNO: TRE ARTICOLI A CONFRONTO

17/02/2016 Territorio e governo locale

Tre quotidiani (Sole 24 ore, Repubblica, Nazione), tre diversi autori (Mancini, Diamanti, Noto), uno stesso scenario: le prossime elezioni amministrative e il rinnovo di 1300 Comuni

In vista delle prossime elezioni amministrative che rinnoveranno integralmente il governo di oltre 1300 Comuni aumenta l’attenzione dei media nazionali sulla realtà dei Sindaci. Ne scrivono, non di rado, analisti ed intellettuali di indubbio valore, e gli argomenti che essi sviluppano sono molto vicini sia al personale politico dei Comuni che agli elettori. Riteniamo perciò di fare buona cosa proponendoci di seguire, per quanto nelle nostre possibilità, i dibattiti che si svilupperanno sui maggiori quotidiani e settimanali d'opinione, e di raccontare i punti di vista, le analisi e le valutazioni che ci sembreranno più meritevoli di essere segnalati, a partire dalle trattazioni riguardante il profilo del (nuovo) personale politico che verrà chiamato a guidare paesi. città e motropoli. Cominciamo con una sintesi di tre articoli, comparsi tra il 14 e il 15 febbraio, sul Sole 24 ore, su Repubblica e sulla Nazione-Carlino_Il Giorno. I temi trattati sono quelli del profilo etico dei candidati Sindaci, del rapporto tra Candidati e territori e delle preferenze degli elettori per quanto riguarda il profilo dei Sindaci che vorrebbero vedere eletto.

Sindaci fragili, Paese più debole (Lionello Mancini, il Sole 24 ore, 15/2/2016).
L’autore pone la questione della caratura etica dei Sindaci, dei partiti che li esprimono, dei votanti che li hanno eletti e, infine, del ceto produttivo-imprenditoriali che sembra volersi adeguare piuttosto che sdegnarsi.Tanto per cominciare, nei piccoli Comuni, in quelli con meno di 5000 abitanti, non dovrebbe essere difficile il “controllo sociale” sui candidati: si tratta di realtà sociali nelle quali tutti si conoscono. Ma questo poi è vero anche in realtà più grandi. La sensazione è che per gli elettori, i quadri politici locali, le imprese locali, in una parola, le società locali, i Sindaci finiscano per essere il “prodotto di contesti civici sfibrati”.I casi di cronaca che a conferma dell’analisi l’autore cita sono diversi: Quarto, dove la Sindaco, che ritira le dimissioni, dopo l’accertato tentativo di raggiro della sua Giunta da parte della malavita organizzata, con l’appoggio di quasi tutti il consiglio comunale, opposizione inclusa, Bagheria, città nella quale il Sindaco si è “impantanato” in sanatorie edilizie di dubbia liceità. Mancini cita, poi, il caso del Sindaco di Brindisi, sul cui profilo etico era sarebbe stato prudente nutrire dubbi a partire da quanto, prima di essere eletto, di lui si conosceva. E che dire poi, si chiede l’articolista, di quegli elettori che votano Sindaci che predicano la difesa armata, praticano l’esclusione sociale, l’intolleranza e l’omofobia? Certo, dice Mancini, democrazia è anche tutto questo, così come democrazia è poter candidare alla carica di Sindaci esponenti dello star system, a digiuno di qualsiasi valore e competenza necessari per diventare amministratori della cosa pubblica. Il che non impedisce di dire che si tratta di un modo di fare democrazia che rende fragile il Paese e lo mette nelle mani del malaffare. 

Sindaci senza territorio (Ilvo Diamanti, Repubblica 15/2/2016)
I preparativi, primarie e scelta dei candidati Sindaci, per le elezioni che consentiranno di rinnovare sindaci e amministrazioni riguardano oltre 1300 Comuni tra i quali un certo numero di importanti capoluoghi di regione: Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste.“Sembra passato un millennio” dice Diamanti, dall’introduzione dell’elezione diretta dei Sindaci, ed invece sono trascorsi poco più di venti anni. Nel frattempo si è consolidato “il partito dei Sindaci”, che nacque per restituire dignità ad un ruolo che Tangentopoli e la prima Repubblica avevano contribuito a rendere indegno. Ma quel cambiamento ha contribuito alla scomparsa della dimensione organizzativa dell’impegno politico, alla valorizzazione della dimensione personale ed individualistica, all’esaltazione del ruolo della comunicazione.Berlusconi e il berlusconismo fecero il resto. Il potere si sposto rapidamente – dice Diamanti – dal centro ai territori metropolitani, esplosero il vitalismo della Lega e le rivendicazioni del Nord. Insomma si stabilì e si confermò un legame che sembrava indissolubile (di qui il federalismo) tra territori e rappresentanza politico istituzionale. E del resto le scelte di altre formazioni politiche, vedi M5s.Oggi, stando alle dinamiche in atto per la selezione dei candidati Sindaci delle grandi città, non è più così. Le investiture a Sindaco di Milano e Roma vengono dettate da Palazzo Chigi e da Berlusconi più di quanto siano espressione di forze vive e vitali delle due metropoli.Siamo di fronte a “leader senza partito” e senza territorio, continua Diamanti, o da leader che asserviscono i partiti; a territori senza rappresentanza – e qui si cita l’annacquamento della capacità di rappresentare i territori da parte delle Regioni, per lo più affogate nella gestione della Sanità. La stessa Lega ha “superato” il suo legame con il Nord e si candida a diventare partito nazionale. E i Sindaci, da “attori” di governo e delle istituzioni si sono ridotti a “esattori” per conto dello Stato e del Governo.Non ci sono più né partiti né territori, ma solo leaders di varia caratura, all’ombra di un solo grande leader: e – conclude Diamanti – alcuni anti-leaders. 

L’Italia del “Sindaco che vorrei” - Manager a destra, politico a sinistra (Antonio Noto, Nazione – Carlino – Il Giorno, 14/2/2016)
Antonio Noto, direttore di un Istituto di ricerche demoscopiche, IPR Marketing, riferisce di un’indagine svolta dall’istituto che dirige sulle preferenze degli elettori in ordine ai tratti giudicati irrinunciabili per un candidato Sindaco.Sul primo dato, riguardante la storia personale e la provenienza, le scelte degli elettori, ripartiti per orientamento politico vede gli elettori di Centro destra prediligere un candidato di provenienza “altra” rispetto alla politica (56%); quelli di Centro sinistra preferire (61%) persone con storia politica alle spalle; gli elettori M5s, infine, escludono persone d’apparato e con precedenti politici e preferiscono comunque personalità note e apprezzate.Tutti gli elettori, a prescindere dall’orientamento dichiarato, ritengono che l’età ideale per fare il Sindaco sia compresa tra i 35 e i 50 anni. Non sembra molto rilevante per gli intervistati il genere, se maschio o femmina, mentre per più della metà degli intervistati il candidato Sindaco deve essere laureato e, dunque, capace di confrontarsi con problemi complessi.Considerazione minore rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare gode il candidato che dalla sua ha, come titolo principale da far valere, una consolidata consuetudine con i media, a livello nazionale o locale.   17 febbraio 2016   Redazione Posta del Sindaco 
Articolo di Loris Pecchia
Laureato in Scienze Politiche e relazioni internazionali con specialistica in Indirizzo dell’amministrazione e dell’organizzazione pubblica. Svolge le attività di revisione FAQ e di segreteria presso la Halley Informatica dal 2013.


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