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L'EX SINDACA CONDANNATA PER L'ALLUVIONE DI GENOVA

29/11/2016 Territorio e governo locale

Mai una sentenza tanto pesante verso amministratori pubblici in caso di calamità naturale. Secondo il presidente Anci, troppe responsabilità sui primi cittadini

Le sentenze contro l’ex sindaca di Genova, Marta Vincenzi, l’ex assessore alla Protezione civile e altri tre dirigenti del Comune rappresentano un precedente nella storia del nostro Paese, perché mai prima d’ora le responsabilità degli amministratori pubblici in un caso di calamità naturale erano state così duramente sanzionate. Segnaliamo un articolo apparso su “la Repubblica” - che riporta i tragici fatti e i motivi delle condanne appena emesse - e un’intervista al sindaco di Bari, e presidente dell’Anci, Antonio Decaro (pubblicata sullo stesso quotidiano) che, prendendo spunto dalla vicenda, esprime la sua opinione in merito ai troppi rischi che sarebbero connessi al mestiere di sindaco. 

“Fu omicidio colposo” Alluvione di Genova condannata l’ex sindaca (di Giuseppe Filetto su “la Repubblica” del 29 novembre 2016)Omicidio colposo plurimo e disastro colposo, queste le motivazioni più gravi alla base della sentenza di condanna a cinque anni e due mesi inflitta all’ex sindaca di Genova. Quattro anni e nove mesi per l’ex assessore, e condanne da quattro anni e cinque mesi ad un anno per i funzionari del Comune. Secondo il giudice, quel 4 novembre 2011 in cui si verificò l’esondazione del torrente Fereggiano che causò la morte di sei persone (comprese una bambina di otto anni ed una di appena 10 mesi), l’ex sindaca non ordinò la chiusura delle scuole, non dirottò il traffico e non fece di nulla di quanto avrebbe dovuto per rendere efficiente la macchina dei soccorsi. E questo malgrado fosse stato segnalato uno stato di massima allerta per le precipitazioni dal giorno precedente. Inoltre gli amministratori e i funzionari sono stati condannati anche per falso e calunnia, in quanto avrebbero prodotto un falso verbale per “anticipare” l’ora dell’esondazione e avvalorare la tesi dell’imprevedibilità - e quindi di una loro mancata responsabilità - della bomba d’acqua che si abbatté su Genova.  “Si è voluta processare la politica - ha dichiarato la Vincenzi, professandosi innocente - e non si è voluto capire cosa vuol dire fare protezione civile, sottovalutando il rapporto con i tecnici”. “Il mio equivalente alla Regione, l’allora presidente Burlando - ha sottolineato l’ex sindaca - non è neppure stato indagato. Questo processo però non finisce qui, per fortuna in Italia ci sono tre gradi di giudizio”. Il processo non si concluderà qui anche perché il giudice ha chiesto al pubblico ministero di indagare altri sei amministratori - tre ex assessori, un vice sindaco e due dipendenti comunali - che avrebbero raccontato bugie sull’accaduto. Sotto accusa anche l’allora responsabile della polizia municipale per “cooperazione colposa nell’omicidio plurimo e nel disastro”. 

“Troppe responsabilità sulle nostre spalle così nessuno vorrà più fare il primo cittadino” (di Francesca Russi su “la Repubblica” del 29 novembre 2016) Antonio De Caro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, pur non pronunciandosi sul merito della condanna dell’ex sindaca - “non conosco nel dettaglio la vicenda sul piano giudiziario” - denuncia nell’intervista “un problema che noi sindaci poniamo con forza: il tema della nostra sovraesposizione e della necessità di mitigare le responsabilità, perché non si può essere accusati di tutto quello che accade in una comunità”.  A giudizio del presidente le colpe devono essere distribuite su di tutti “o altrimenti nessuno vorrà più fare il primo cittadino”. E cita gli episodi verificatesi in parecchi piccoli Comuni, dove si assisterebbe al paradosso che fa sì che nessuno voglia candidarsi alla carica di sindaco per paura di essere travolti da norme di difficile applicazione. Per quanto riguarda il caso di specie, quello della gestione della protezione civile, a parere del sindaco di Bari andrebbero creati dei meccanismi automatici dove, a seconda del grado di allerta, possa essere chiara la maniera in cui intervenire a prescindere dalla discrezione del sindaco, che magari può anche non avere le competenze tecniche adeguate a decidere. Al momento “se chiudi gli uffici pubblici e non succede niente, ti imputano un danno erariale; se non li chiudi e succede qualcosa, allora invece rischi il processo”. Sollecitato dall’intervistatrice, Decaro dichiara che i sindaci sono disposti a prendersi tutte le responsabilità, “ma vanno messi nella condizione di intervenire bene”. Non possono essere responsabili di tutto - dall’incidentistica stradale, alla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, dai trattamenti sanitari obbligatori alla vidimazione del registro degli stupefacenti presenti nelle strutture sanitarie - senza avere gli strumenti per fronteggiare la realtà. “E’ assurdo e bisogna mitigare le responsabilità dei sindaci”, conclude Decaro. “Non sono allora una contraddizione i maggiori poteri ai sindaci da lei richiesti a Renzi?”, chiede l’intervistatrice: “No - risponde il presidente dell’Anci - perché è impensabile non avere il potere di scegliere sull’assunzione del personale”. E riporta l’esempio del sindaco di Gombito (CR), multato per tremila euro perché aveva potato lui personalmente gli alberi, in assenza di risorse. Quanto all’ex sindaca Vincenzi, Decaro le esprime vicinanza ma nello stesso tempo ribadisce la sua fiducia nella magistratura.      29 novembre 2016 
Articolo di Massimo Chiappa
Laureato, giornalista pubblicista da oltre 20 anni. Segretario comunale in pensione. Ha svolto l'attività di consulente nel campo degli enti locali, creando e curando prodotti editoriali per la pubblica amministrazione.


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