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L’Europa offre nuovi incentivi per il biologico

La Rivista del Sindaco 22/09/2020 Approfondimenti

Allineandosi al nuovo patto ambientale, l’Europa spinge ancora di più sul biologico, mirando ad una riduzione dell’uso della chimica in agricoltura. Quello dei prodotti biologico è un settore da anni in crescita, e si vuole incentivarne ancora di più la domanda, mantenendo la fiducia conquistata presso i consumatori. Per fare ciò, l'Europa incoraggia l’aumento delle superfici destinate alla produzione biologica e punta al rafforzamento del ruolo occupato da questo settore nella lotta per mantenere la biodiversità e arrestare i cambiamenti climatici.

Per la promozione dell’agricoltura biologica, la Commissione europea ha stilato un piano d’azione che ha poi disposto per la consultazione pubblica, in modo da raccogliere le osservazioni di operatori, autorità nazionali e cittadini, fino al 27 novembre, giorno in cui la consultazione verrà chiusa.

L’obiettivo è quello di portare al 25% le superfici coltivate a biologico nei territori dell’Unione, entro i i prossimi 10 anni, come stabilito dal Green Deal. La media Ue è ad oggi del 7,5%, con l’Italia in testa con oltre il 15% dell’intera superficie agricola dedicata al biologico. Per raggiungere questo traguardo, sarà fissato un budget specifico pari a 40 milioni di euro, a partire dal 2021, che potrà essere utilizzato per promuovere all’estero i prodotti europei. Tale budget cofinanzierà campagne di informazione per sensibilizzare i consumatori riguardo i prodotti biologici, che non utilizzano trattamenti chimici, e per attuare iniziative di promozione.

Nei piani regionali di sviluppo rurale per il mantenimento o la conversione delle aziende agricole verso il metodo di produzione biologico, sono già presenti degli incentivi europei, a dimostrazione che già da tempo l’Unione si muove in questa direzione. Questi incentivi sono stati fondamentali per la crescita costante del biologico degli ultimi anni.

Il settore del biologico “sarà un alleato fondamentale nella transizione che promuoviamo verso un sistema alimentare più sostenibile e una migliore protezione della nostra biodiversità” ha confermato Janusz Wojciechowski, commissario Ue all’Agricoltura.

Ora possiamo solo sperare che i politici seguano l’entusiasmo e l’operosità dei nostri imprenditori in questo settore, che negli ultimi dieci hanno ha portato a raddoppiare le superfici coltivate a biologico. Sono ben 79.000 le aziende italiane che operano in questo campo. I classici ritardi della legislazione italiana stanno preoccupando FederBio, l’associazione nazionale di settore, che teme un ritardo nell'allineamento dell’Italia a questa nuova strategia, rischiando di perdere le risorse messe a disposizione dell’Europa. Il presidente di FederBio, Maria Grazia Mammuccini, ha affermato che “È paradossale che in Italia la legge sul bio sia ferma da oltre due anni al Senato, dopo essere stata approvata quasi all'unanimità alla Camera. Si tratta di un' occasione storica considerando che l'Italia è particolarmente vocata al biologico. Con condizioni normative e una politica agricola comune adeguate potrebbe raggiungere agevolmente il 40% di superficie bio entro il 2030 e fare del sistema agroecologico un vero driver di sviluppo per rilanciare la nostra economia”.

 


Articolo di Laura Egidi
Laureata nel 2000 in Giurisprudenza con Tesi sul Diritto del Lavoro. Collabora con Halley Informatica dal 2010 e si occupa dello studio ed approfondimento delle questioni normative a supporto e consulenza dell’attività svolta dagli operatori degli Enti Locali

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