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Comuni e danno del Covid sempre maggiore

La Rivista del Sindaco 20/07/2020 Approfondimenti

Martedì 14 luglio è stata sancita l’intesa sulla ripartizione del 70% dei fondi compensativi stanziati dal governo per i Comuni. Tali fondi erano stati stanziati a 3 miliardi, ma è una cifra che sta salendo (si parla di almeno ulteriori 2 miliardi), ad indice dei gravi danni che l’epidemia di Covid sta creando ai Comuni; danno che continua a cresce di intensità. Nel dl 34 si era parlato del 10 luglio come data per il pagamento dei fondi ai comuni, ma al Viminale assicurano che il sopraggiunto ritardo coinvolgerà un’attesa di solo alcuni giorni.

I sindaci lamentano però che le risorse ripartite non appaiono sufficienti a fornire un aiuto definitivo né a far quadrare i conti dei bilancio, già fatti slittare al 30 settembre, proprio per permettere un po’ più di respiro alle amministrazioni. Il governo ha promesso infatti nuovi fondi da inserire nel prossimo decreto di scostamento di bilancio, ma il nuovo aggiustamento dei conti (seppur previsto per luglio) potrebbe slittare a settembre, momento tardivo per le amministrazioni, che si troveranno proprio in quel mese a dover programmare spese e servizi (tra cui la riapertura delle scuole) in virtù dei preventivi da approvare.

Il sindaco di Novara e delegato Anci alla finanza locale, Alessandro Canelli, si esprime con un certo allarme sulla questione: “Secondo i nostri calcoli serve almeno un altro miliardo e mezzo senza il quale saranno molti gli enti che a settembre avranno serie difficoltà a chiudere gli esercizi. A questa cifra vanno poi aggiunte risorse ulteriori per rimpinguare i fondi compensativi dei mancati introiti derivanti dall'imposta di soggiorno, dall'Imu del settore turistico e dalle occupazioni di suolo pubblico. Va da sé che il conto potrebbe salire ragionevolmente a due miliardi, sempre tenendo fuori la Tari”.

Altra questione irrisolta delle interlocuzioni tra governo e autonomie è la richiesta dell’Arera di un finanziamento degli sconti da riconoscere alle attività produttive chiuse durante il lockdown da parte dei municipi. La sola esenzione Tari (che l’esecutivo non ha ancora voluto inserire nel conto delle risorse da rimborsare) graverebbe di ben 400milioni alle casse comunali. Nel regolamento Tari è prevista però la copertura integrale dei costi di servizio, cosa che potrebbe condurre (in caso di sconti applicati alle utenze non domestiche e commerciali) ad un aumento delle tariffe per le utenze domestiche.

La partita dei rimborsi quindi è tutt’altro che conclusa, e anche quando il 100% dei fondi stanziati dal Dl Rilancio sarà incassata, si aprirà una nuova fase, coni sindaci in attesa delle decisioni dell’esecutivo per poter gestire i bilanci di previsione, su cui attualmente gravano molte incognite. Il governo intanto continua a ribadire, che da parte sua c’è la volontà di aiutare i comuni con interventi (e compensazioni) mirati e non con l’idea di concedere soldi “a pioggia”, soprattutto in un momento così difficile e delicato.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.

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