Gli appalti sottosoglia d'interessa transfrontaliero e gli obblighi di trasparenza e pubblicità

La Rivista del Sindaco 21/10/2019 Lavori Pubblici

Il recente rapporto dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione in territorio italiano nell’ultimo triennio (2016-2019), mostra i livelli di corruzione sia nazionale che regionale, delineando settori, contropartite e soggetti.

Il documento mostrato, fa riferimento ai casi legati alla corruzione tra l’agosto del 2016 e l’agosto 2019, i quali contano 117 casi di arresto e 152 provvedimenti da parte della Magistratura. I numeri abbastanza modesti di casi scoperti, continuano a dimostrare l’esigenza di un’azione coordinata all’interno di una logica di sistema, in grado di eliminare l’aspetto patologico del fenomeno, ciò è possibile solo ed esclusivamente azionando strumenti che abbiano lo scopo di prevenire e reprimere tali comportamenti.

La discrepanza Nord-Sud continua anche in questo aspetto, tra i casi in mano ai giudici, difatti, Sicilia, Campania, Puglia e Lazio, guidano questa particolare classifica, tra queste Regioni, gli Enti sottoposti a maggiore rischio sono proprio i Comuni con 63 casi in mano ai giudici, seguiti da Società Partecipate e Aziende Sanitarie, ciascuna con il 16% ed infine il restante 32% dei provvedimenti coinvolge Regioni, Province, Università, Amministrazioni della Giustizia, ecc.

Il triennio in questione ha visto indagati per corruzione 207 pubblici ufficiali, tra cui 46 dirigenti, ed il restante numero suddiviso tra RUP (Responsabile Unico del Procedimento), funzionari e dipendenti. A questa ingloriosa conta, si aggiungono anche gli esponenti politici, con un totale di 20 arresti per i Sindaci e 6 ai Vice-Sindaci, seguiti da Consiglieri ed Assessori. Quest’ultimo aspetto conferma come i Comuni siano gli Enti  maggiormente sottoposti ad un maggiore rischio di corruzione.

Come tristemente noto, la maggioranza dei casi (ben il 74%) è collegato all’assegnazione di appalti, il restante 26% riguarda le concessioni edilizie, le procedure concorsuali, ecc.

I dati riportati nel rapporto evidenziano dunque che l’assegnazione di appalti e di lavori pubblici è quello più a rischio corruttivo, non si parla solamente di grandi opere, ma anche di vari aspetti manutentivi, come i lavori di giardinaggio e riqualificazione, oppure interventi legati al settore dei rifiuti, dalla raccolta al conferimento in discarica, senza dimenticare l’aspetto sanitario collegato alla fornitura di farmaci.

L’ANAC riporta che il pericolo corruttivo non è collegato agli affidamenti diretti, infatti costituisce solo il 18% dei casi. La maggioranza delle assegnazioni soggette a corruzione vengono effettuate tramite gara, testimoniando che la criminalità agisce in maniera sempre più labile, lasciando sempre meno tracce, evitando i sospetti che potrebbero derivare da affidamenti diretti.

Il rapporto vuole mostrare che nel Paese è presente un cambiamento culturale, difatti nonostante il fenomeno corruttivo sia presente, viene percepito come una minaccia minore rispetto ai tempi passati. Dal 2012, l’Italia ha scalato la classifica guadagnando ben 19 posizione. Uno dei fattori che ha contribuito maggiormente a questo risultato è il whistleblowing, pratica che ha permesso di scoprire irregolarità dall’interno degli Enti, una menzione d’onore va inoltre fatta alla trasparenza, strumento sempre più importante nella gestione degli aspetti fondamentali della PA.


Articolo di Gianluca Galli
Laureato in Scienze Sociali per gli Enti No-Profit e la Cooperazione Internazionale. Si occupa del settore normativa presso la Halley Informatica dal gennaio 2018.

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